Scherzi da prete
Corrado Augias non ha trovato Dio perché lo cercava con Google, ci scrive il lettore Maurizio Ricci e così ci alza la pallina per una ridente demi-volée sul caso umano e teologico del momento. Il riepilogo del quale è già un’esposizione valutativa sufficiente a se stessa. Eccolo. Il 25 aprile scorso il Foglio si era occupato con molto riguardo e altrettanto spazio del libro agonistico scritto a quattro mani da Corrado Augias e Vito Mancuso e intitolato “Disputa su Dio e dintorni”.

Ieri, poi, s’è avventata sulla preda la gioiosa muta da caccia di Libero. Titolo: “Augias da Repubblica a ripubblica”; nello svolgimento un esteso e inesorabile confronto filologico Augias/Wilson. Ma il gioiello sta nella pagina a fianco, lì dove Libero interpella il plagiario e il suo antagonista. Augias non oppone resistenza e si arrende con un certo jemenfoutisme: “Mi sono avvalso, oltre che di convincimenti e riflessioni personali, di numerose testimonianze, dalle Confessioni di Agostino a Internet, citando la fonte ogni volta che è stato possibile”. Mancuso invece trasecola e sembra voler chiedere i danni: “Sono amareggiato, completamente sbalordito […] Non c’è possibilità di negare l’evidenza […] Io però non ho responsabilità. Anzi, se in tutto questo c’è una vittima, sono io”. Credeva d’aver discusso per 269 pagine con un erudito e invece era soltanto un libro Adelphi.